Rikowo (Russia), Gennaio 1943
C'era una Volta
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Ognuno di noi ricorda i giorni che ci videro fanciulli, quando fra tutte le letture, prediligevamo quei libri o racconti che incominciavano con “C’era una volta…”.
L’orco cattivo era il nostro terrore; quante volte la mamma incuteva paura pronunciando quel nome da leggenda e noi, zitti zitti, a nanna presto o si diventava subito buoni.
Le Fate, invece, erano le nostre mamme. Chi non ha mai letto le fiabe di Andersen, dei fratelli Grimm e di Capuana? Nelle avventure di Pinocchio chi non ricorda la Fatina dai capelli azzurri? E “Cenerentola”, “Cappuccetto rosso” e “Il Gatto dagli stivali” li abbiamo forse dimenticati? Veramente, no! La nostra mente è sempre collegata a quei tempi: gli anni dell’infanzia e della prima giovinezza hanno un posto ben distinto dentro di noi ed è per questo che ogni tanto diamo una breve occhiata a quei giorni per rivivere qualche marachella, più o meno a lieto fine, o altri capitoli, tutti legati alla nostra infanzia. Poi ci avvediamo che molto tempo è passato, allora si sorride e guardiamo attorno a noi.
Non siamo più nella solita stanzetta, dove su un mobiletto custodivamo i libri preferiti; per pura curiosità guardiamo ancora là, ma di libri neppure l’ombra. E’ proprio il caso di dire: C’era una volta…”. Però, quell’angolo non è vuoto: appeso ad un rustico attaccapanni c’è una giacca grigio-verde, più sotto luccica un fucile con a fianco la fida baionetta e più a destra, in un grazioso quadretto, un volto femminile sorridente: “La nostra Buona Fata”. |
Fanciulli allora, soldati oggi, quasi nulla è cambiato, soltanto che l’orco cattivo non si teme più e la fata d’oggi si chiama “Lilì Marlen”. Come chiamarla diversamente? E’ il nome che noi militari diamo a Lei. Non è una sconosciuta, no, ma può benissimo essere colei che ci ricorda solo una data o pochi giorni vissuti assieme, i giorni che ci hanno visti felici, allegri e spensierati: le pause belle del grigio-verde.
I sacrifici di una giornata non sono pochi e quando la stanchezza invita al riposo, e davanti a noi c’è ancora molto lavoro, si tentenna sul da fare e si guarda a Lei come in cerca di una risposta. Il suo volto sorridente sembra dire: “Suvvia ragazzi, ancora un piccolo sacrificio, non pensate a nulla, ma solo a compiere il vostro dovere”. La visione della nostra Lilì Marlen ci anima e fa tornare in noi una nuova volontà, con la quale possiamo affrontare la stanchezza, il lavoro ed il domani.
Un giorno, forse, non sapremo più nulla di Lei. Il nostro pensiero sarà certamente per un’altra ragazza. Lei questo non lo sa, ma saprà pure dimenticare e perdonare. Continuerà a guardare dal quel quadretto e continuerà a sorridere, ricordando solo i giorni felici.
Grazie mia Buona Fata. Vorrei sorridere come te, vorrei che la Fortuna mi fosse amica e che il mio augurio si avverasse: “A te tutta la mia amicizia e la più grande felicità.
Zolocta

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